Il dominio straniero e Il Risorgimento

Il dominio straniero e Il Risorgimento

Gallarate, già teatro di cruente lotte fra Visconti e Torriani (se ne parla nel popolare romanzo storico “Marco Visconti” di Tommaso Grassi) perde la sua autonomia col dominio francese e spagnolo (sec. XVI-XVIII) ed è feudo di celebri famiglie italiane (Bentivoglio, Caracciolo, Pallavicino, Altemps, Visconti, Castelbarco), non abdica però al ruolo primario nell’economia dell’Alto Milanese, tanto che nel 1786 Giuseppe II designa Gallarate a capoluogo di vasta Provincia austriaca.
Con l’avvento di Napoleone, primeggia tra noi una borghesia illuminata che sa coniugare le nuove idee di Libertà con una prodigiosa rivoluzione industriale, di cui sono protagonisti i Ponti i Borghi e i Cantoni. Capoluogo del 23° Distretto del Dipartimento dell’Olona, Gallarate partecipa col Podestà Ottavio Rosnati ai Comizi di Lione del 1802.
Dopo la restaurazione, sancita dal Congresso di Vienna, notevoli furono i fermenti di libertà in Gallarate, animati da patrioti come Luigi Borghi e Filippo Guenzati (incarcerato allo Spielberg).
Giuseppe e Pompeo Castelli, titolari di quella “farmacia del rinascimento”, ora Dahò, ritrovo degli spiriti liberi, dove vuole la tradizione che Gerolamo Rovetta abbia ambientato il suo “Romanticismo”.

Non possiamo però dimenticare il sacrificio di sangue offerto dai nostri giovani durante le due Guerre Mondiali, né l’olocausto di quanti, per amore di libertà, caddero sotto i colpi della repressione fratricida e nei campi di sterminio nazisti. Ne sono rispettiva memoria il Monumento ai Caduti in Piazza Risorgimento (Enrico Butti, 1924) e quello alla Resistenza in Largo Camussi (Arnaldo Pomodoro, 1980).

Pagina aggiornata il 18/12/2025